domenica, 5 Luglio, 2020
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    La grande industria del Lago di Garda: il turismo dopo il lockdown

    di Jara Bombana

    È dagli anni ‘50 che l’economia del Lago di Garda si regge sull’industria del turismo, tra contraddizioni e virtuose pratiche di marketing territoriale. A seguito dell’emergenza Covid19, il boom dell’industria turistica gardesana ha subito un pesante contraccolpo che sta mettendo in ginocchio un comparto da 4 miliardi l’anno.

     

     

    Tra i settori più colpiti dall’epidemia di Coronavirus c’è quello turistico, un comparto che secondo i dati nel 2018 ha registrato 1,4 miliardi di arrivi, che accoglie il 10% dei posti di lavoro nel mondo (circa 320 milioni di addetti) e che solo in Italia vale, secondo Iriss-Cnr, 100 miliardi di euro.

    Il 19 marzo l’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto) ha convocato un tavolo straordinario con le principali agenzie delle Nazioni Unite, i commissari regionali e i più importanti esponenti del settore privato per discutere della crisi turistica. E’ stata istituita una Commissione globale per la crisi del turismo (https://www.unwto.org/unwto-convenes-global-tourism-crisis-committee) allo scopo di seguire l’evoluzione dell’emergenza e raccogliere proposte, indicazioni e linee guida per la ripresa delle attività.

    L’Italia, in particolar modo negli ultimi due decenni, ha creato una vera industria turistica, da nord a sud, mettendo a reddito ogni angolo della penisola.

    Il caso del Lago Di Garda è emblematico: destinazione passata da circa 5 milioni di presenze nel 1987, negli ultimi anni sfiora i 24 milioni di turisti. Con l’emergenza in atto, l’economia del territorio benacense, che si regge sostanzialmente sulla macchina turistica, ha già visto sfumare i primi mesi della stagione e per il prossimo futuro non rassicura l’intervista rilasciata qualche settimana fa da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, che sosteneva l’impossibilità di fare previsioni affidabili per luglio e agosto e invitava ad aspettare a prenotare le vacanze.

    «La stagione si apre prima della Pasqua, che insieme al 25 aprile e al ponte del Primo Maggio per noi vale quanto il periodo di Ferragosto – commenta il presidente di Federalberghi Garda Veneto Ivan De Beni – ma oggi siamo fermi e salteremo anche il mese di maggio. Qualcuno ipotizza di aprire a giugno, ma siamo in uno stato di incertezza perché attendiamo indicazioni sulle procedure di sanificazione delle stanze o delle zone comuni come le piscine e ad oggi non possiamo solo proporre il binomio territorio e attrattive, dobbiamo vendere un progetto di sicurezza per il turista. Molti alberghi poi non hanno il servizio ristorante e finché non riaprono le attività ristorative non possiamo garantire un’accoglienza completa. Mancano le prospettive e alcuni di noi stanno pensando di saltare la stagione 2020 perché potrebbe essere difficile sostenere i costi di un’apertura con entrate limitate a pochi mesi di lavoro rispetto ad una stagione piena». Sulla soluzione di puntare sul mercato domestico, De Beni mostra qualche riserva: «l’85% del nostro turismo è straniero: Germania, Inghilterra, Nord Europa. Il mercato domestico copre il 15% e quest’anno sarà un turismo di prossimità con permanenza brevi; la ripresa del turismo sarà lenta e ne vedremo risultati a partire dal 2022. Per questo Federalberghi ha chiesto linee guida per la riapertura e aiuti economici come la proroga della cassa integrazione, lo sconto sulle imposte e contributi a fondo perduto. La manovra prestiti ci aiuta solo parzialmente e aumenta il nostro indebitamento. Al rilancio penseremo noi imprenditori, ora ci serve un aiuto a sopravvivere e a garantire il lavoro anche ai nostri dipendenti e a tutti gli operatori stagionali che nel nostro territorio vivono della stagione turistica».

     Anche le guide turistiche stanno vivendo una situazione dalle prospettive drammatiche: «Qui al lago le guide turistiche sono stagionali – ci spiega Chiara Bertoldi, fondatrice di Guide Sirmione che collabora anche con l’Associazione Garda Guide, – non lavoriamo come nelle grandi città praticamente tutto l’anno. Dal 23 di febbraio io non ho più lavorato, ho ricevuto una cancellazione dopo l’altra. Non sappiamo che cosa fare, il gruppo è assembramento e come possiamo i gruppi da un luogo all’altro del lago? I gruppi verranno dimezzati anche sugli autobus per garantire le distanze di sicurezza ma allora le agenzie che organizzano i tour non potranno sostenere numeri e guadagni così ridotti e quindi potrebbero alzare i costi, obbligando anche il turista che sceglie un viaggio organizzato a pagare di più. Il Garda poi coinvolge tre Regioni, due delle quali particolarmente colpite: attendiamo da ogni governatore indicazioni». Oltre che con il turista estivo, Chiara lavora molto con le scuole, che ovviamente hanno cancellato fin da subito tutte le gite in programma fino alla fine dell’anno. «Pensiamo che le gite scolastiche potranno ripartire nel 2021, – auspica Chiara – visto che nel nostro territorio ci sono molte mete interessanti: il Vittoriale che nel 2021 festeggia i 100 anni dell’arrivo di D’Annunzio, le Grotte di Catullo, la Villa romana di Desenzano, i luoghi del Risorgimento nell’entroterra. Ma anche su questo fronte non abbiamo alcuna certezza, purtroppo non ci sono ancora provvedimenti dedicati alle guide. E’ vero che non abbiamo dipendenti e non siamo strutture ricettive, però è altrettanto vero che siamo sparite dalla geografia dei provvedimenti».

    Intanto nei piccoli centri del lago i commercianti stanno iniziando a riorganizzarsi: alcuni bar riaprono con la somministrazione take away, altri esercizi che avevano chiuso, nonostante il codice ateco permettesse loro di restare aperti, attendono la data del 18 maggio, altri ancora  rimanderanno l’apertura a giugno, per capire come evolveranno i contagi e soprattutto come e se arriveranno i turisti sul lago. «Non ha senso per me aprire – ci dice il proprietario di un bar – senza garanzie di un flusso che mi permetta di lavorare. Se non ci sono turisti per chi apriamo? Abbiamo dipendenti in cassa integrazione e con queste prospettive non credo assumerò stagionali quest’anno».

    La questione dei lavoratori stagionali, che nelle località turistiche rappresentano una grossa fetta di addetti, rischia di essere una nuova emergenza nell’emergenza, perché si intreccia al lavoro irregolare e sommerso ed è uno degli aspetti che, in questa situazione straordinaria, sta probabilmente mettendo in luce la fragilità di un’industria turistica cresciuta in modo esponenziale e piena al suo interno di contraddizioni insanabili.  Solo fino a qualche tempo fa stava emergendo il tema della pianificazione e dei provvedimenti strategici per un turismo più sostenibile, che andasse oltre tentativi di compromesso e di estrema salvaguardia dei business territoriali. Ad oggi, questa riflessione sembra essere un ricordo lontano.


    fotografie di Filippo Tommasoli