venerdì, 27 Novembre, 2020
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    Ha vinto Zaia. E allora?

    di Redazione

    Il 21 settembre 2020 è passato e anche queste elezioni sono andate in malora, con un risultato scontato, grigio e triste. Niente di nuovo, niente di bello. Lo scenario lo conosciamo, ci siamo spesso ripetuti analisi di cause e contesti… Ma ripeterlo non ci ha dato molto, anzi. Già al momento di entrare (o non entrare) nella cabina elettorale ci siamo sentiti tristi, abbiamo provato solitudine e noia; forse per colpa del rito monotono della campagna elettorale: liste retoriche, slogan studiati, facce in posa, tutto bollito e ribollito, altroché novità, altroché “noi non siamo politici”. 

    Quindi alla fine che cosa è successo alle elezioni? Niente di nuovo, ancora una volta ha vinto la destra, anzi Zaia ha stravinto. Ripetendo le sue formule magiche, che trasformano la realtà, facendo risplendere i suoi simulacri: un “noialtri” contro gli altri, e poi il dio lavoro, la patria veneta, la famiglia tradizionale. E queste, che per il “Governatore” sono parole d’ordine, per noi sarebbero concetti su cui riflettere, farci delle domande: chi rappresenta questo “noialtri”, quale lavoro, quale Veneto, quale famiglia; ma sarebbe troppo, si finirebbe per togliere la polvere da questa politica, o meglio da questo grigio modo di farla.

    E allora? Allora basta, lasciamo perdere questa tristezza, sappiamo che abbiamo questo, la malora; se continuiamo a guardarci dentro finiremo per specchiarci o per cercare di assomigliarle (come tenta di fare, pur affermando il contrario, qualche sedicente avversario del “doge”). Noi guardiamo oltre, non dentro la malora. Per noi la politica non è rincorrere lo stomaco delle persone, non è amministrare gli interessi dei ricchi e dei potenti, non è replicare la cultura tradizionale, ma è spostare lo sguardo più in là: sognare, “osare inventare l’avvenire”, come diceva un vecchio rivoluzionario

    Soprattutto poi la politica non è un oggetto che si compra sullo scaffale di un supermercato, o in una scheda elettorale. È una pratica, sono azioni e relazioni, è un agire che costruisce. Un agire gioioso, bello e soprattutto collettivo, che non si fa in solitudine, si fa insieme, come le cose umane che danno più piacere.

    E allora? Allora ribaltiamo le relazioni che ci fanno sentire isolati e il continuo ripetersi di pratiche polverose. Perchè non ci piace stare da sole o da soli, non ci piace quello che “è così perchè è così” o perchè “lo fanno tutti”…non ci piacciono le cose “vere da sempre”, che saranno anche rassicuranti, ma sono spaventosamente noiose. 

    Sembrerà assurdo ma noi, Malora, vogliamo gettare lo sguardo oltre la malora. Lo facciamo perché il nostro progetto nasce per questo, per creare confronto, idee, spazi più ampi per l’immaginazione e i sogni. I nostri articoli, le nostre riflessioni, le nostre foto, i nostri disegni, i nostri post, ci servono per aprire dove è chiuso, per dare aria e peso dove non ce ne sono. E allora continueremo a scrivere, fotografare, disegnare, riflettere, programmare, incontrarci discutere e litigare perchè vogliamo uscire dalla solitudine e dalla monotonia, ci piace costruire insieme, stringere legami e far incontrare intenti comuni.