giovedì, 26 Novembre, 2020
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    Educazione americana.
    Il futuro (già scritto) di una società razziale

    di Giulio Marseglia

    Il sistema educativo americano riflette in maniera plastica le dinamiche di potere a livello sociale. Le tendenze odierne all’interno della scuola americana, dunque, ci dicono molto del futuro di una società nella quale la segregazione razziale continua a riprodursi in maniera sistemica, grazie anche a politiche che hanno contribuito ad accentuare la discriminazione delle minoranze.

    Con la vittoria di Joe Biden un senso diffuso di compimento del destino attraversa in maniera trasversale tutto il campo politico “non populista” europeo. Le cancellerie celebrano il ritorno del fratello maggiore mentre i media trasmettono l’immagine di un’America che si riscatta in seguito al grande disonore. Il tutto avviene con grande disinvoltura, come si farebbe con un computer che continua a bloccarsi per un errore sconosciuto: si spegne, si riavvia e l’errore non c’è più.

    Tuttavia, il “ritorno alla normalità” non rappresenta sempre un bene in sé. Mesi e mesi di proteste hanno mostrato che per interi segmenti della società americana la normalità è il problema. Così il dibattito e il focus si spostano sulla costruzione di un nuovo inizio, sul senso di appartenenza e coesione che con grande patriottismo deve riunire tutti nell’immaginare e realizzare l’America di domani.

    Uno sforzo non così agevole poiché l’America di domani in gran parte esiste già; gli adulti del domani sono i giovani di oggi. Le scelte politiche, la capacità di integrarsi sul mercato del lavoro, le forme di aggregazione, i modelli di consumo, l’orizzonte culturale dell’America di domani saranno in larga parte il riflesso del sistema educativo che oggi lo stato è in grado di offrire. Senza contare che nella vita di un giovane di 17 anni che sta finendo l’High School il sistema educativo nazionale ha ormai esaurito il suo ruolo. La scuola negli Stati Uniti è notoriamente caratterizzata dalla discriminazione razziale che si articola a livello sociale e geografico, andando a insistere sulla classica divisione degli agglomerati abitativi in City, Suburbs, Town e Rural. All’aumentare della concentrazione di minoranze etniche che abitano i diversi contesti, soprattutto le grandi città e le towns di provincia, la scuola entra in sofferenza e fatica a garantire standard sufficienti in termini di qualità, sicurezza e armonia interetnica. Dal momento che le politiche sull’educazione hanno sempre la caratteristica di produrre effetti nel medio e lungo periodo. In quest’ottica la Presidenza Biden certamente non potrà incidere sugli indicatori che determinano la qualità della scuola USA di oggi. Tuttavia, è possibile fare alcune previsioni basandosi sugli effetti delle passate presidenze democratiche in materia di educazione e inclusione del sistema scolastico.

    Quando si parla dell’evoluzione demografica nella popolazione USA e si cerca di prevedere quella che sarà la sua composizione etnica nel futuro prossimo basta guardare le statistiche:

    Un secondo indicatore fondamentale per intravedere l’America del domani a partire dalla scuola di oggi è rappresentato dalla capacità della scuola pubblica di riflettere la crescente diversità etnica all’interno del paese. Ovvero, quante possibilità ci sono che uno studente bianco frequenti una scuola dove la presenza di compagni appartenenti a minoranze etniche rispecchi il dato nazionale? In altre parole, chi sono i suoi compagni? Nel 2015 l’80% degli studenti bianchi frequentano una scuola dove la maggioranza degli iscritti appartiene al proprio gruppo etnico, addirittura uno su due studia in un istituto dove il 75% degli studenti è bianco. La segregazione razziale materiale inizia sui banchi di scuola, sul panorama sociale che la scuola offre ai suoi studenti.  Se l’interazione interetnica è debole durante gli anni della formazione quali saranno i canali di dialogo e comprensione di cui la società americana necessità?

    Nel 1996 il Presidente degli USA era Bill Clinton; quell’anno si sarebbero svolte le elezioni nelle quali il Presidente in carica si candidò e conseguì un secondo mandato. Il suo programma per l’educazione era composto da 23 proposte che, tra le altre, includevano la riforma del sistema di finanziamento per il pagamento degli studi universitari, regole per eliminare la presenza delle armi a scuola (torneremo dopo su questo punto) e diversi finanziamenti per il miglioramento tecnologico degli strumenti messi a disposizione delle scuole. È significativo rilevare che nessuna di queste proposte affrontava la questione della segregazione razziale che di fatto trasformava la scuola nel primo luogo di discriminazione che una persona appartenente ad una minoranza etnica trovava sul suo cammino di vita. A riprova di questa forte disattenzione è emblematico l’estratto di un discorso dello stesso Clinton che apre questo documento:

    “L’educazione è il lavoro della vostra vita, ma è anche il lavoro del futuro dell’America. Tutte queste preoccupazioni si fondono nell’educazione perché la scuola è il luogo in cui i giovani possono imparare le competenze necessarie per perseguire i sogni della classe media, soprattutto ora che la conoscenza è più importante che mai per il nostro futuro. La scuola è anche il luogo in cui i valori della classe media insegnati dai genitori sono rafforzati dai valori degli insegnanti, come la responsabilità, l’onestà, l’affidabilità, il duro lavoro, la cura degli altri, del nostro ambiente naturale e la buona cittadinanza.”

    La scuola è il luogo dove devono prendere forma e affermarsi i valori della classe media. Pertanto, la scuola viene apertamente definita in termini socio-economici, associandola ad un gruppo sociale esplicito: i white-collars, come li aveva battezzati 40 anni prima con una fortunata intuizione il sociologo Wright Mills, ovvero il mondo impiegatizio e delle professioni. La classe operaia, i lavoratori notturni, i disoccupati, i precari e tutte le mansioni svolte dalle minoranze etniche non ne fanno parte, non sono ammessi, non possono “pursue the middle-class dreams”.

    Nei 28 anni che sono passati da quel momento i democratici hanno governato il paese per 16 anni, quasi il 65% del periodo totale. Storicamente questo è il partito che ha sempre spinto per una maggiore diffusione della scuola pubblica, per il miglioramento dei suoi standard e soprattutto per maggiori investimenti in questo ambito. Infatti, quando si tratta di andare a caccia di voti nelle aree abitate dalle minoranze etniche, nel campo politico progressista scuola e inclusione sociale hanno sempre rappresentato un binomio onnipresente nei discorsi dei candidati. Ora, il primo indicatore sui livelli di apprendimento degli studenti è quello riferito alla lettura, intesa come capacità di capire ed interpretare un testo scritto.

    Nei 16 anni di governo democratico gli investimenti e le politiche scolastiche hanno prodotto il seguente risultato:

    Lo scarto tra i risultati degli studenti bianchi e i risultati degli studenti ispanici e afroamericani è rimasto pressoché invariato a vantaggio dei primi. In 16 anni di presidenze democratiche l’indice fondamentale di alfabetizzazione ha continuato ad evidenziare la stessa incapacità delle istituzioni scolastiche nel ridurre il primo elemento di divisione sociale che attraversa le comunità americane.

    In Europa quando si parla di violenza nelle scuole si pensa soprattutto alle stragi compiute da persone o ragazzi con gravi squilibri psicologici che armati con fucili d’assalto riversano la loro furia su folle di studenti e insegnanti terrorizzati. Anche se ben presenti, questi episodi non esauriscono il vasto tema della violenza nelle scuole americane. La presenza di piccole gang, il diffuso bullismo, la coercizione, la brutalità fisica sono tutte manifestazioni di un fenomeno che nelle scuole americane segna, ancora una volta, una maggiore esposizione degli studenti appartenenti a gruppi etnici minoritari.

    I dati riportano che ancora nel 2015 gli studenti afroamericani e ispanici delle high schools hanno rispettivamente l’80% ed il 50% di maggiori possibilità di aver subito o perpetrato atti violenti nel contesto scolastico. Queste statistiche si accompagnano generalmente ai numerosi episodi di studenti che regolarmente portano a scuola armi da taglio, armi contundenti e, in non rari casi, armi da fuoco.

    Tutti questi elementi portano a raffigurare gli Stati Uniti come una società spaccata dicotomicamente tra bianchi e minoranze, tuttavia la realtà è ben più complessa. Al loro interno le minoranze non condividono lo stesso immaginario, sono culturalmente distanti, vivono problematiche diverse e agiscono politicamente in maniera ben distinta. Basta pensare a come la minoranza ispanica, spesso trattata in maniera monolitica, sia in realtà attraversata da linee di frattura trasversali che la dividono secondo criteri generazionali, di classe, di nazione di origine. Un cubano figlio di esuli anti-castristi non ha molto in comune con un guatemalteco di origini rurali, l’auto-percezione all’interno dello spazio politico cambia radicalmente e sono caratterizzati da necessità che spesso non convergono.

    All’occasione di queste elezioni presidenziali entrambi i candidati hanno presagito terribili catastrofi in caso di vittoria dell’avversario come mai era successo in precedenza. In assenza di programmi e narrazioni seducenti, lo scopo principale delle rispettive campagne è consistito nel danneggiare il rivale. Biden e Trump si sono quindi rivolti agli elettori raggruppandoli in segmenti di mercato per meglio calibrare il proprio messaggio apocalittico. Tutto questo è avvenuto in un contesto storico in cui da decenni la gran parte delle componenti sociali ed economiche del paese sono state gestite con grande continuità da entrambi gli schieramenti politici. La scuola come sopra descritto non fa eccezione, non esiste un modello  democratico e uno repubblicano. Mentre il mondo intorno alla scuola è cambiato, la struttura del sistema educativo non si è dimostrata flessibile nel recepire queste trasformazioni. Oggi la scuola negli Stati Uniti è per molti studenti un luogo in cui si riproducono gli stessi meccanismi di ineguaglianza presenti all’esterno, è un ambiente non protetto e inadatto a rimuovere gli ostacoli che impediscono sistematicamente il pieno sviluppo sociale ed intellettuale della persona.

    I grafici e le statistiche riportati in questo articolo sono estratti da: “Status and Trends in the Education of Racial and Ethnic Groups 2018” realizzato da IES – Istituto di Scienze Educative, parte del Dipartimento per l’Educazione degli Stati Uniti d’America