giovedì, 4 Marzo, 2021
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    “Pizza!” short-movie: il peso delle scelte a Verona

    di Luigi Alessandro

    Pizza!” uno short-movie che vuole mostrare Verona in modo diverso: non la “città dell’amore”, ma un groviglio di tensioni contrastanti e sotterranee, sapientemente smorzate dalla narrazione ufficiale. Queste tensioni innervano le esistenze dei quattro protagonisti, che nel corso della storia viaggiano verso l’esplosivo punto di non ritorno a Porta Leoni. Ne abbiamo parlato con Filippo Tommasoli, della squadra di Malora, nonché autore e regista del cortometraggio insieme a Tommaso Giacomin.


    Iniziamo proprio dal principio: di che cosa parla “Pizza!”?

    “Pizza!” è uno short-movie, di cui sono autore con Tommaso Giacomin. I protagonisti sono quattro ragazzi intorno ai vent’anni: Anna è una attivista cattolica, che si mantiene facendo la rider e fa volontariato ad una mensa per indigenti; Bruno è un operaio metalmeccanico, un bulletto fascista, che sfoga con l’atteggiamento da sbruffone debolezze interiori e frustrazioni subite al lavoro; Carlo e Diana sono una coppia, lui è un veronese di origine africana (un Afro-veronese, ndr) che ne ha abbastanza di razzismo e conflittualità e vorrebbe vivere scansando le tensioni; mentre Diana è una ragazza “di sinistra” più per abitudine che per convinzione, priva di un vero radicamento (e radicalità) ideologico.

    Per una serie di circostanze i quattro si ritrovano a Porta Leoni: Bruno ubriaco con gli amici estremisti di destra, Anna per fare una consegna a domicilio, Carlo e Diana stanno facendo una passeggiata. La coppia diventa quindi il bersaglio delle provocazioni razziste dei bulletti, dalle parole si passa alle bottigliate, Diana scappa mentre Carlo viene colpito brutalmente, anche a terra. Anna assiste, unico testimone, al tragico ultimo calcio. Nella mischia del pestaggio emergono le complessità e la necessità di prendere posizione: Bruno fa i conti con le proprie contraddizioni, i propri demoni, arrivando a una scelta determinante per sé e per Carlo, Diana ha optato per la fuga, mentre Anna dovrà decidere se esporsi o far finta di niente.

    La protagonista forse è proprio Anna, che prenderà posizione voltandosi dall’altra parte e accettando la prepotenza e la violenza dei bulli fascisti. Il fulcro del film è questo: esistono situazioni in cui è necessario prendere posizione, fare delle scelte, coerentemente con le proprie idee.

    I personaggi hanno quindi una vita interiore ricca di complessità e contraddizioni, che spingono verso un finale forte, a mio avviso, sia in chiave esistenziale che politica. Definiresti “Pizza!” un’opera politica?

    Sì, si tratta di un film volutamente e apertamente politico. Anche perché, secondo me, ogni operazione artistica è politica nel senso più ampio del termine, perché rispecchia la visione del mondo dell’artista, che l’artista lo voglia o no. Questo è un cortometraggio politico, perché mostriamo la faccia di Verona dove i fascisti e l’estrema destra sono molto presenti, dove è possibile imbattersi in gruppi sgradevoli e violenti; lo è inoltre perché si problematizzano diverse altre tematiche di respiro più ampio: la difficoltà di essere immigrati di seconda generazione, lo sfruttamento dei rider, le difficoltà di comunicazione tra diverse generazioni; si tratta infine di un’opera politica perché emerge che chi non prende posizione, chi non agisce, diventa un complice.

    A chiunque potrebbe succedere di trovarsi in una situazione simile: o di subire prepotenze fasciste (razzismo, sessismo, omofobia…) o di dover scegliere se far finta di niente.

    Che si trattasse di un film politico lo abbiamo chiarito subito tra noi, con tutta la squadra, gli attori e la parte tecnica; è stato chiaro per tutti dall’inizio che questa sarebbe stata la direzione, e in questo senso abbiamo lavorato. Ecco, la formazione del team (abbiamo fatto centinaia di provini) è stata accurata e intensa, e purtroppo abbiamo dovuto dire subito a tutti che non ci sarebbe stata una remunerazione appropriata, se non un rimborso spese. Sinceramente avrei voluto non fosse così, il lavoro va pagato, ma non c’erano le condizioni, in particolare in questo periodo di emergenza. Nonostante ciò, non ci siamo voluti far bloccare perché sentivamo la necessità di portare a termine il progetto, chi ha aderito ha capito e lo ha appoggiato. E mi è piaciuta molto, è stato bello, sentire che costruivamo qualcosa insieme.

    Si può dire quindi che oltre che politica si tratti di un’opera militante?

    Sì politica e militante: tutti hanno lavorato, in modo molto professionale, donando le proprie competenze e il proprio impegno, credendo nel progetto, per un obiettivo condiviso.

    Sono diversi quindi gli input che hanno portato alla nascita del film?

    Con Tommaso Giacomin abbiamo lavorato per quasi due anni sul progetto, elaborando sette versioni diverse. È un lavoro sentito che nasce da due teste. Per me non si può nascondere, visto il mio cognome, che un’esigenza sia venuta anche dall’omicidio brutale di Nicola Tommasoli, accaduto proprio a Porta Leoni nel 2008, da parte di un gruppo di estremisti di destra. Ma il film parla anche di Verona e della sua realtà politico-culturale particolare e drammaticamente radicale, dove succedono cose che in altre parti d’Italia sembrerebbero strane (o impossibili). Qui anche il “centro-sinistra” non riesce a parlare dei problemi veri, non ci si muove dall’impostazione moralista e benpensante e non si può dire niente su Verona, non si può fare autocritica su questa città.

    Voi però non vi fermate a descrivere, a fotografare, un contesto ma cercate anche di stimolare al cambiamento, a guardare oltre…

    Sembra utopico che l’arte possa cambiare le cose però il focus di “Pizza!” è: bisogna fare delle scelte e agire di conseguenza, prendere posizione, anche moralmente.

    Che cosa ci dici invece della squadra che ha reso possibile il film?

    Abbiamo lavorato in una sessantina di persone alla realizzazione del cortometraggio. È stato fatto un casting nazionale, con molti provini e chi ha accettato e preso parte all’opera ha lavorato in modo davvero professionale, per quindici ore al giorno nei giorni delle riprese, a tutte le ore e con tutte le condizioni meteo. Per esempio per fare la scena della rissa, con tutti i permessi (anche da parte della Giunta) abbiamo girato fino a tarda notte, sotto la pioggia e nessuno si è lamentato e tutti hanno dato il massimo. È stato davvero bello lavorare così, molto uniti.

    Una menzione particolare però la devo fare per ringraziare Pierpaolo Capovilla nei panni del collega comunista di Bruno, che lo maltratta per le sue posizioni politiche.

    …un lavoro collettivo?

    Sì grazie al contributo portato davvero da tutte e tutti quelli che hanno partecipato. A partire dal rapporto tra me e Tommaso, che ci conosciamo e realizziamo progetti insieme dal 2010, dai tempi dell’università a Padova, con il collettivo “L’Appeso”. Ora lavoriamo tutti e due per il settore commerciale, io come professionista indipendente per diverse aziende e lui per una grande ditta, nel campo della realizzazione di video; però insieme, o ciascuno per conto proprio, ci dedichiamo a realizzazioni più artistiche o senza profitto, come questa.

    Di “Pizza!” infatti siamo anche i produttori, ci abbiamo messo l’investimento iniziale per fare un film in cui crediamo, che non avrebbe potuto realizzare nessuno di noi singolarmente.

    In questo senso come si inserisce il crowdfunding?

    A Verona è molto difficile trovare chi finanzi un film come questo, “non allineato” e forse divisivo, allora con la direttrice della produzione ci siamo detti: “non possiamo stare ad aspettare un finanziatore, facciamolo e basta”…e quindi abbiamo investito e lavorato tutti per il progetto, per fare un’opera bella e forte, ovviamente senza l’idea di farci profitto, e abbiamo realizzato un prodotto di qualità.

    La raccolta di fondi condivisa con produzionidalbasso.it serve per coprire alcune spese legate alla produzione, alla post-produzione e quelle necessarie per la partecipazione a festival cinematografici nazionali e internazionali. Quindi chiunque può contribuire a finanziare il nostro progetto.

    Quando potremo guardare questo short-movie?

    Siccome ai festival cinematografici le opere vanno candidate e presentate come inediti, “Pizza!” uscirà dopo aver partecipato ad un po’ di rassegne. Quindi dovrebbe essere visibile a tutti a dicembre 2021, nel frattempo ci potete seguire sui social networks: facebook e instagram!