giovedì, 4 Marzo, 2021
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    Un mondo senza eroi. Catastrofi per futuri incerti

    di Marco Favaro

    045 Publishing, collettivo editoriale con base a Verona, ha da poco pubblicato Essere Catastrofe, volume che raccoglie 5 progetti testuali e 4 reportage fotografici. Nonostante il titolo possa ingannare, visto il periodo, il numero non riguarda la pandemia in corso. Dei nove progetti che lo compongono, infatti, solo due affrontano da diverse prospettive le implicazioni sociali, politiche e filosofiche dell’ultimo anno trascorso tra un lockdown e l’altro. Scopo del lavoro è invece quello di raccontare una realtà dove le catastrofi proliferano e riguardano intimamente sia i singoli individui che l’intero corpo sociale. In questa maniera, lo scopo del volume è quello di controbattere a quelle narrazioni apocalittiche sulla “fine del mondo”, che a poco servono per orientarsi davvero nella complessità del tempo presente. Ringraziando 045 Publishing, pubblichiamo uno dei testi che compongono il volume.


    Catastrofe: sciagura, disastro, distruzione. La parola rimanda evidentemente a qualcosa di finale, irrevocabile. Tutto volge alla fine – nella tragedia greca καταστροφή indica infatti l’ultimo atto. Eppure, in “catastrofe” è possibile anche ritrovare una sfumatura meno drammatica e ineluttabile. La catastrofe è sì l’atto finale di una tragedia, ma essa implica anche un rivolgimento, un rovesciamento, un rigirare, un capovolgere appunto (στροφή: volgere, κατα: verso il basso): essa implica una trasformazione radicale. Dopo la catastrofe le cose non possono tornare com’erano prima, ma può seguire una catarsi che fonda una nuova realtà.  

    Nella cultura popolare il compito degli eroi – e in particolare dei supereroi – è quello di difendere lo status quo, di evitare che la società cambi, al limite di riportare le cose com’erano prima. La società alla quale essi rimangono legati è, nonostante le sue contraddizioni, principalmente “buona”. Ma che posto può trovare la figura del supereroe in un contesto “catastrofico”, dove non rimane più qualcosa da difendere, né è possibile riportare le cose così com’erano? Già nel momento di una crisi sociale – sintomo di una catastrofe se non imminente senza dubbio possibile – le verità si moltiplicano ed entrano in conflitto tra loro, e lo status quo non appare più come un bene da difendere ma piuttosto come un nemico da abbattere. Ecco che gli eroi scompaiono, lasciando il posto a una figura più controversa e complessa: l’antieroe.

    La figura dell’antieroe nasce da una crisi ed è essa stessa portatrice di rottura, di sovversione. Nei fumetti supereroistici è la Dark Age a segnare il trionfo di questi personaggi. Siamo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, momento di profonda crisi della società americana. La guerra del Vietnam, la paura del conflitto nucleare, l’assassinio di JFK, di Martin Luther King Jr., lo scandalo Watergate – ma anche i movimenti culturali alternativi e di protesta nati negli anni 60, dagli hippie fino al Civil Rights Movement – tutto indica una profonda trasformazione sociale che, inevitabilmente, porta con sé una crisi di certezze, morale e valori. Contemporaneamente anche gli eroi “puri” diventano inefficaci, perdono d’importanza, quasi scompaiono. È il momento dei vigilanti in cerca di vendetta più che di giustizia, antieroi come Rorschach di Watchmen, del Punitore, di V dell’omonima graphic novel di Alan Moore, del Batman di Frank Miller, antieroi che sono più interessati a punire che a salvare.

    Ognuno di questi personaggi è il sintomo di una società in crisi ma, se il supereroe tenta di combattere le minacce alla società, tenta di rimediare alla crisi e di riportare l’ordine, l’antieroe la esaspera, la conduce alle estreme conseguenze. Questi personaggi abbracciano questo crollo di regole, leggi, morali – potremmo affermare che lo vedono come necessario: lo status quo non va protetto o restaurato, ma bisogna finire di distruggerlo, lasciarlo sprofondare all’inferno. Per alcuni forse una distruzione indispensabile per una futura rinascita, per altri invece una punizione doverosa da infliggere a chi ha causato questa crisi in primo luogo. Nessuna redenzione, nessun bene da preservare o da restaurare, solo un Male che è rimasto e deve essere punito ed estirpato. 

    Oggi il mondo occidentale si trova ad affrontare una nuova e profonda crisi. Nonostante abbia raggiunto il suo apice, concedendoci prosperità e lusso, iniziano ad apparire diverse crepe nel sistema. Il benessere nel quale viviamo sembra in parte preannunciare un imminente declino, mentre dall’altro lato si deve scontrare con il resto del mondo lasciato indietro. Incertezza economica, migrazioni di massa, incontri e scontri con “culture” differenti, terrorismo, pandemie: le nostre sicurezze e le nostre verità vacillano. L’universo dei supereroi rispecchia questa crisi, gli antieroi si fanno sempre più numerosi, villain e supereroi non appaiono più come mostri malvagi o eroi senza macchia ma cominciano a confondersi tra loro. 

    Opere Marvel e DC come Civil War, Ultimates, The Authority, sono esempi emblematici di questa confusione, saghe narrative nelle quali nel mondo dei supereroi – che poi è uno specchio del nostro mondo – ipocrisie, aporie e contraddizioni vengono alla luce, minacciando di distruggerlo. Quelli che erano un tempo gli eroi senza macchia combattono ora non solo tra di loro, ma anche contro una società sempre più problematica, corrotta, colpevole. Sono guerre senza vincitori, dove non è possibile definire un eroe e un villain, poiché non è una semplice lotta del “Bene” contro il “Male”; ogni fazione difende un valore, una verità che noi stessi condividiamo, ma allo stesso tempo ogni fazione è colpevole nei confronti dell’altra. 

    Questo scontro è ben visibile anche nei blockbuster che stanno conoscendo negli ultimi anni un successo senza precedenti. Da un lato abbiamo film che – a tratti – eroicizzano il villain: pensiamo all’acclamato Joker, a Suicide Squad – ma pensiamo anche all’evoluzione del personaggio di Loki nel Marvel Cinematic Universe, o a Magneto e a Mystique dell’universo X-Men. Dall’altro gli eroi iniziano a sporcarsi le mani, infrangendo quella che un tempo era la regola d’oro del supereroe: non uccidere mai, per nessun motivo. “Componente fondamentale del codice etico del supereroe è che questi non deve uccidere mai, per nessuna ragione e in nessuna circostanza, nemmeno per legittima difesa, per omissione di soccorso o for the greater good”, scriveva Marco Arnaudo nel 2010, concludendo che “il rifiuto dell’uccisione ha come fondamentale corollario la separazione morale assoluta tra supereroi e criminali. 1 Ma è ancora così? Non più nel mondo cinematografico, dove persino i padri (e la madre) fondatori del genere – Superman, Batman e Wonder Woman – hanno cominciato a uccidere i loro nemici. Non sono i soli: Iron Man, Thor, Capitan America dell’universo Marvel non sono da meno. È sempre più problematico definire questi personaggi come (super)eroi. 

    In una società senza certezze la figura del supereroe non è più possibile. “In un mondo sull’orlo del collasso, teatro di interminabili conflitti, di massacri, di genocidi, minacciato da catastrofi ecologiche dalle conseguenze apocalittiche, i supereroi […] [rappresentano] una grossolana bugia.2 I supereroi puri, incarnazioni del “Bene”, perdono la loro credibilità lì dove i valori sono incerti e relativi. Oggi la Verità, la Giustizia e l’American way per le quali Superman lottava hanno perso quasi completamente il loro significato. 

     Il problema nasce quando ci chiediamo cosa sia il Bene, scriveva Umberto Eco ne “Il mito di Superman”. Se nella Golden Age Bene e Male potevano sembrare – almeno all’apparenza – relativamente definiti e condivisibili, oggi la complessità che ci troviamo ad affrontare non permette più divisioni così nette tra bianco e nero. 

     Un paese che necessita di antieroi è un paese in crisi, che ha perduto una verità e una morale chiare, stabili. Bene e Male si confondono e prendono vita nella figura dell’antieroe. Figura che da un lato nasce da questa crisi, dall’altro però la esaspera. L’antieroe si pone in questo senso come “oracolo” di una possibile catastrofe futura che – sebbene ancora lontana dal verificarsi – trova le sue radici nella nostra realtà attuale, nelle sue contraddizioni e incertezze.

     Attenzione però: per quanto spaventosa – catastrofica appunto – la crisi e il relativo crollo di stabilità, certezze e valori non va solamente subito e sofferto negativamente. Esso è il necessario e imprescindibile preludio di un cambiamento, di una rivoluzione. “In an age of skepticism and dwindling faith, an age marked by the pervasive awareness of loss and disarray, the deliberate subversion of the heroic tradition may betray an urge to salvage or reinvent meaning. 3 Pensiamo, tra gli antieroi, all’iconico V di V per Vendetta di Alan Moore. In quel mondo distopico la “catastrofe” è necessaria a far crollare il regime fascista e totalitario dei Norsefire – solo che in quel caso prende il nome di “rivoluzione”. 

     È vero: la catastrofe lascia dietro di sé solo macerie, niente può tornare a essere quello che era – ma ciò non significa che dopo non possa rinascere qualcosa di differente. 


    1 Arnaudo Marco, Il fumetto supereroico. Mito, etica e strategie narrative. Tenué, Latina 2010, p. 95.

     2 Di Nocera Alessandro, Supereroi e superpoteri. Miti fantastici e immaginario americano dalla Guerra Fredda al nuovo disordine mondiale. Castelvecchi, Roma 2006, p. 182.

    3 Brombert Victor, In praise of antiheroes. Figures and themes in modern European literature 1830 – 1980. The University of Chicago Press, Chicago/London 1999, p. 6.


    Illustrazione di Incorrect