domenica, 20 Giugno, 2021
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    Verona Central Park. La retorica “green” tra cementificazione e riqualificazione urbana

    di Irene Muraca

    In queste settimane si è tornato a parlare del Verona Central Park, parco pubblico di circa 180 mila metri quadrati che dovrebbe sorgere tra la zona universitaria e la stazione di Porta Vescovo. Dell’opera si parla da quasi un decennio, ma mentre diversi lotti abitativi sono sorti attorno alla zona interessata, il parco non ha mai visto la luce. Come spesso accade, quella degli spazi verdi sembra rivelarsi mera retorica per rendere attrattivi progetti di riqualificazione urbana che poco hanno a che vedere con lo sviluppo di un modello di città alternativo. Pubblichiamo un reportage che analizza le origini dell’opera mettendone in luce contraddizioni e interessi. L’articolo è apparso sul numero collettaneo Le Mani Sulla Città (Dicembre 2019), edito da 045 Publishing. Ringraziamo il collettivo editoriale per la disponibilità.


    Impalcature arrugginite si innalzano lungo le pareti delle nuove palazzine sorte in via Campofiore, le ultime di un gruppo di quattro diversi plessi concepiti come nuclei abitativi. Le grigie facciate degli edifici volgono lo sguardo alla vasta distesa di campi, che da qualche metro più avanti si apre fino a dove l’occhio riesce a coglierne i confini. Allontanandosi dalla zona universitaria, si varca una vera e propria soglia, una porta in muratura, che segna l’ingresso del rinomato complesso residenziale di via Terzian.

    Non vola una mosca, vige un sacrosanto silenzio. Gli unici rumori provengono dal cantiere adiacente, dove alcuni operai si lasciano andare a qualche battuta mentre consumano i loro pranzi senza nemmeno scendere dai ponteggi. Dando le spalle agli appartamenti si nota una recinzione scura che copre la visuale su tutto ciò che circonda l’area abitativa. Non serve molta fantasia per rendersi conto che si tratta di un vasto appezzamento di terreno, ma capire a cosa sia adibito può risultare più difficile. 

    Quello è il Verona Central Park o perlomeno dovrebbe esserlo o diventarlo. L’erba incolta e le zolle scure, bagnate dalla pioggia di questi giorni, si dovrebbero trasformare in una distesa di 180mila metri quadri di prato all’inglese a metà tra l’università e la stazione di Porta Vescovo, a coprire il perimetro del più grande parco pubblico del capoluogo scaligero. 

    «È dal 2007 che lo vogliono costruire, sai?» dice Giorgio quando gli chiedo del parco, mentre fuma nel giardino del suo appartamento, al piano terra del primo stabile. Aria distinta, di mezza età, camicia e pullover di lana. «Vivo qui da circa tre anni e mezzo, è bello, una zona tranquilla, ma senza tutte queste gru intorno sarebbe ancora meglio». Il progetto Campofiore e Verona Central Park in realtà ha cominciato a prendere vita soltanto nel 2013, quando si è iniziato a scavare per il primo lotto, quello in cui abita proprio Giorgio. 


    «Certo che il fatto di potersi ritrovare in mezzo ad un immenso parco ha costituito un fattore determinante nella scelta di questo appartamento. Cercavamo un posto vicino al centro, ma che non fosse propriamente in centro storico, moderno, e che avesse un bel giardino. Quando ci è stato presentato il progetto Campofiore, inizialmente abbiamo tentennato, ma l’idea che di lì a poco, nei dintorni, sarebbe stato creato il Central Park veronese, ci ha convinti» racconta Giorgio.

    Facendo notare al mio interlocutore lo stato in cui versa il suddetto parco, questi mi fa un sorriso e allunga il collo, come per avvicinarsi alla recinzione che divide la parte costruita da quella in potenza. «È difficile immaginarselo con questa barriera architettonica di fronte, non si vede nulla, è tutto coperto! Ma vedi, è normale in fondo, prima costruiscono le case, prendono i soldi e poi faranno anche questo benedetto parco, con calma, sempre con calma». 

    Il processo di conversione della zona in parco urbano costituisce ad oggi “la più importante attività di riqualificazione urbanistica della città”, per citare il sito internet della Sarmar, capofila dell’associazione temporanea d’imprese ATI che ha il compito di realizzare il tutto. Lo spazio è una soffice distesa erbosa, ben cinta dalle mura e dai bastioni scaligeri, con percorsi ciclo-pedonali, spazi attrezzati ad aree gioco per i bambini e zone riservate agli amanti degli animali e ai loro fedeli compagni. È una vera e propria oasi di pace, un polmone verde, il cui nome, non a caso, richiama concettualmente quel Central Park che a New York offre ai cittadini una protezione dal caos della metropoli. Come quest’ultimo, il parco veronese ambisce a costituire un riparo, proteggendo dal traffico e aiutando a purificare l’aria grazie anche alla piantumazione di nuovi alberi.

    «Creare un’area di assorbimento della CO2 interna alla città, e il conseguente miglioramento del microclima urbano»: questo il principale fattore che l’architetto Anna Braioni, esperta di pianificazione ambientale e paesaggistica, mi indica come concetto propulsore del progetto. «Riproporre al suo interno i tracciati delle strade storiche interrotte a suo tempo dall’area ferroviaria e dai successivi ampliamenti residenziali, direzionali e produttivi è uno dei motivi per cui la sua realizzazione è uno dei punti irrinunciabili del sistema del verde» conclude Braioni.

    Ciò che gli occhi vedono però non assomiglia molto alla proiezione digitale ricostruita dalla ditta appaltatrice Sarmar. Quello che appare al visitatore è in realtà un immaginario molto meno colorato e verdeggiante.  Alla vista si apre un vero e proprio quartiere residenziale, elegante e moderno, ma punteggiato soltanto da qualche alberello che è stato usato, al solito, per delimitare lo spazio tra il marciapiede e il parcheggio.  Il parco, che doveva rendere l’area più prestigiosa ed esclusiva, non è altro che un contorno sfizioso, un abbellimento, una cifra in più sul valore di mercato delle case, oggi in vendita a 2800 euro al metro quadro circa, seppure realizzate in edilizia convenzionata dalla regione Veneto. «È un quartiere per gente che sta bene, di studenti ne vedo pochi, più che altro qui abitano liberi professionisti o almeno così pare, non ci conosciamo molto», conferma Giorgio, sebbene la brochure pubblicitaria sottolinei come la vicinanza all’università lo renda un quartiere perfetto per i ragazzi che la frequentano. 

    Nel susseguirsi di quasi 10 anni, solo una parte dell’utopico parco è stata effettivamente realizzata ed inaugurata, ma da ciò che si riesce a vedere siamo ben lontani dal poterlo definire perfino “giardino” e le informazioni che possiamo reperire sulla sua realizzazione sono più scarse.  «Se ora del progetto Central Park se ne parla meno, probabilmente è la stessa proprietà dell’area che lo ha silenziato perché in questo momento non sarebbe un’operazione economicamente sfruttabile» spiega Braioni. Come si è riusciti a passare dall’idea di realizzazione di un “polmone per la città”, nel quale le uniche costruzioni sarebbero state quelle di servizio, dunque “niente edifici residenziali e direzionali”, ad un quartiere che ha all’attivo tre condomini e sta vedendo sorgere il quarto?

    Come si è riusciti a passare dall’idea di realizzazione di un “polmone per la città” ad un quartiere che ha all’attivo tre condomini e sta vedendo sorgere il quarto?

    Il caso non dovrebbe sorprendere. A conti fatti, questo è solo un esempio lampante e concreto della situazione veronese. Osservando i dati raccolti nei rapporti annuali “Ecosistema Urbano” realizzati da Legambiente con il contributo scientifico di Ambiente Italia, la staticità e l’incapacità di rinnovamento che hanno caratterizzato le politiche urbane del capoluogo emergono chiaramente. Verona Central Park dà voce alle statistiche, fotografando in modo efficace la situazione del Comune, che dal 2013 a questa parte non registra alcun incremento nella percentuale di verde urbano pubblico fruibile, anzi inverte la rotta. 

    Invece di essere piantati, molti alberi sono stati abbattuti per far spazio a nuove infrastrutture, nonostante le numerose iniziative dell’avveduta giunta comunale che nell’ultimo quinquennio ha promosso azioni come “Un albero per ogni nato”, “Il mio capitale verde” ed il più recente “Ridiamo il sorriso alla Pianura padana”, volte a rendere i cittadini parte attiva nella riqualificazione dei parchi pubblici e nella piantumazione di nuovi alberi.

    Verona conta attualmente una percentuale di verde fruibile pari a 28,2 mq/ab, contro i 33,7 mq/ab del biennio 2016/2017. La cementificazione avanza e quello scaligero è il secondo comune per entità delle trasformazioni, avendo subìto un maggior incremento di consumo di suolo negli ultimi 12 mesi.  «Che anche Verona, come del resto tutta la Regione, soffra di un esagerato consumo di suolo, è ormai dato per scontato. Non si capisce perché si continui in tal senso, quando sussistono lottizzazioni che non vengono completate per mancanza di acquirenti, lasciando così zone al degrado», conclude l’architetto Braioni.

    Il verde risulta così essere solamente un complemento d’arredo dell’urbe o nel caso specifico del Central Park, un abbellimento del nucleo-quartiere che vedrà, forse un giorno, nascere la sua periferia vegetale.

    Illustrazione di Edoardo Marconi