sabato, 22 Gennaio, 2022
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    Paura in zona industriale

    di Collettivo Annexia e Giovanna Fucci

    Paura in zona industriale. Sappiamo tutti che è una brutta zona. Tra i casermoni dalle mura grigie e gli incroci stradali appesi nel traffico, una paura spazzata via dalla luce fioca di un luogo amico che tutti conosciamo come Colorificio Kroen. Un posto dove si suona, si ascolta e si balla bella musica, un ex-colorificio, un’entrata e due sale, un bar e tanta gente. Il sei novembre però la paura non è scomparsa, la paura è scoppiata, e abbiamo deciso di interloquire con lei.

    Paura Padana è un polpo con sette tentacoli, tutti dalla provincia mantovana tranne uno, da Reggio Emilia, anche se a quanto pare, scavando, sono tutti terroni. Da uno scherzo, una festa, questo gruppo di amici è diventato un collettivo che ha cominciato a organizzare situazioni per sopperire a ciò che percepisce come mancanza in quel di Mantova, dando spazio a un’arte diversa da quella da ARCI medio, facendo ricerca nell’underground. Vengono chiamati artisti emergenti che non hanno pubblicato nulla, si punta ai live (anche per quanto riguarda la musica elettronica) e si dribblano i djset.

    Siccome il mantovano evidentemente è un po’ sfigato e non ha basi operative valide come un Kroen, è sorto il bisogno di andare oltre le istituzioni per organizzare feste. Ma la terza è andata male, le pantere sono arrivate. In seguito al rave avvenuto in centro Italia, la polizia postale ha fatto un controllo a tappeto sugli eventi di Facebook, e incappata in quello di Paura Padana ha letto alcune paroline che l’hanno triggerata, come crack. Ospite della festa sarebbero stati i Wisecrack (band milanese), ma i birri sono stati maliziosi e si sono insospettiti; altre paroline magiche erano “post-rave”, “servizio-navetta”, e le forze dell’ordine di Suzzara sono giunte. Quindi non è bastata l’illegalità (hanno cercato di rientrare nei limiti del consentito), si son dovute cercare altre realtà… come il Kroen. Anche se l’idea sarebbe stata quella di rimanere in quel buco di culo in pianura a cui gli amici di Paura Padana sono molto affezionati, luogo in cui vogliono creare un’Alternativa. In generale però ai concerti vengono poche persone da Mantova, molte da altre parti come Bologna o Verona. A Mantova in generale c’è poca gente, è presente il quadruplo di maiali (nel senso di animali) rispetto alle persone. Ogni persona potrebbe avere quattro maiali.

    Dopo i racconti cinematografici ci siamo chiesti: ma il nome? Il nome deriva dal tatuaggio fatto da uno di loro mentre era sbronzo. E il simbolo, l’animaletto che vediamo sugli adesivi (no, il polpo non c’entra)? Quella è una bestiolina zanzara ogm, chissà, non si ricordano. O forse è un gambero rosso della Louisiana. L’idea del disegno è nata da due che si sono messi a fare ricerca per la grafica delle magliette, e che quindi hanno creato un mostriciattolo che lotta contro qualcosa di astratto, rappresenta la sfida verso qualcosa che è più grande di loro, qualcosa su cui non avrebbero puntato una lira. L’estetica fa riferimento a scene come quella hardcore o quella punk, crust, grind, quelle cose per cui si bazzicavano i centri sociali; c’è stata una fusione dei diversi e personali percorsi, musica elettronica compresa, considerati i frequenti rave che hanno usato come palcoscenico i campi orizzontali della pianura padana. Una pianura padana che è per antonomasia zona industriale e campagna. Metà del materiale usato come allestimento per i loro eventi viene preso dal luogo di lavoro, e sono cose che vengono viste e vissute tutti i giorni.
    Il logo è una distorsione della rosa camuna che sembra una svastica. “Siamo stati anche scambiati per un gruppo politico di destra” ci racconta Zanna, bassista dei submeet.

    Paura Padana comprende diverse realtà: i submeet, i Vivienne, Trepa, Jerome, che fa parte di un duo elettronico italo-greco.
    Ilenia Arangiaro ha esposto alcune opere, e così ha fatto il laboratorio MACFRA di Francesca Maccari con le sue sculture aliene. Ilenia è legata al Kroen perchè è volontaria e fotografa, Francesca è scultrice di base a Mantova e fa più che altro maschere. Il bello delle serate fuori dai locali è che non esiste più differenza tra staff e pubblico, funziona come un centro sociale, senza dimora fissa e verso l’inclusività.
    Il collettivo si proietta nel futuro con progetti di serate nella provincia mantovana per sopperire alla mancanza di eventi di questo calibro. Inoltre vorrebbero far diventare Paura Padana un’etichetta per realtà che non ne trovano una.
    Durante il lockdown del 2020 hanno anche cercato un posto per accasarsi con l’idea di trovare una casa di campagna con stanze da abitare e da sfruttare per i concerti, sale prove comprese, ma il progetto non è andato in porto.

    Chiediamo infine ai pauri padani quale sia il loro animale preferito e la loro preferita nebbia:
    – “Cane / nebbia quella che mi taglia a metà la vista tutta bassa e poi sopra vedo chiaro, tipica sui prati, dove c’è umido, per il resto mi fa schifo”.
    – “Cinghiale / nebbia quella che intravedo grazie alla luce della tv dopo 4 canne”.
    – “Axolotl / la mia nebbia preferita è la prima nebbia”.
    Però la verità è che a loro non piace la nebbia. Quasi nessuno è del nord.


    Fotografie di Ilenia Arangiaro