giovedì, 7 Luglio, 2022
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    Il futuro ci spaventa più di ogni altra cosa

    di Camilla Rugolotto

    Da mesi un discorso pubblico paternalista e miope punta il dito contro migliaia di ragazzi e ragazze, senza domandarsi quali siano le loro necessità e problematiche. Abbiamo chiesto a chi tra questi giovani si è attivato contro questa narrazione, di parlarci della loro condizione.


    L’anno scolastico è appena giunto al termine ed è quindi forse il momento più opportuno per affrontare la realtà e prendere coscienza delle condizioni in cui versa la sfera psicologica delle nuove generazioni: la realtà scolastica spesso ci opprime e si rivela fonte di insicurezza, ansia e senso di inadeguatezza, il mondo del lavoro verte in direzione di precariato e sfruttamento e la politica in Italia ha ormai condotto i giovani a disinteresse e disillusione. È quindi necessario dare inizio ad un percorso di riflessione rispetto ai complessi quadri psicologici dei ragazzi e delle ragazze della nostra città, indagando le cause e indicando le possibili risoluzioni. 

    L’obiettivo, d’ora in avanti, è quello di comprendere per quale motivo “il futuro ci spaventa più di ogni altra cosa”. Proprio questo stesso slogan, citazione della canzone “Futuro” del gruppo Psicologi, ha dato il nome ad una delle prime mobilitazioni sul tema nel nostro territorio, ossia l’evento che si è tenuto a Verona sabato 14 Maggio ai giardini dell’Arsenale. Si è trattato di un dibattito organizzato dall’associazione studentesca Rete degli Studenti Medi, insieme all’Unione degli Universitari, con la partecipazione dei rappresentanti di vari istituti sul territorio, del neuropsichiatra Giuseppe Battaglia e del coordinatore nazionale della rete Tommaso Biancuzzi. Il confronto si è svolto sotto forma di provocazione, con l’obiettivo di chiedere un riscontro alle istituzioni ed alle varie fasce generazionali rispetto al sopracitato malessere psicologico diffuso tra i giovani. Le dichiarazioni ricavate dall’iniziativa hanno confermato ciò che lo stesso titolo preannunciava, ovvero il timore rispetto ad un futuro incerto, che è poi alla base della necessità di attenzione nei confronti del troppo spesso riscontrato disagio psicologico tra i ragazzi, in particolare studenti medi ed universitari. 

    Sorge spontaneo, almeno da parte nostra, interrogarsi sulla situazione mentale dei giovani ed è a questo preciso scopo che è stata creata la piattaforma “Chiedimi Come Sto“, che lavora a livello nazionale raccogliendo dati e organizzando eventi che favoriscano la prevenzione e la presa di coscienza rispetto a questo tema. Nel pratico, uno degli obiettivi della piattaforma è quello di stilare una proposta di legge che possa favorire l’abbandono collettivo dello stigma sociale che la salute mentale si riconferma essere. Per fare questo, a livello territoriale è necessario investire sull’offerta di consultori inclusivi, accoglienti e soprattutto in grado di garantire un servizio svolto da specialisti formati e disponibili. Non è secondaria anche la problematica legata agli spazi cittadini, troppo spesso non disponibili alla fruizione di un’utenza studentesca che ne ha piena necessità e diritto.

    I giovani hanno bisogno di essere ascoltati e considerati come la risorsa che effettivamente sono e questo tipo di lavoro può partire soltanto da una realtà cittadina che li valorizzi e che si impegni perché venga rispettato il loro diritto al benessere psicologico. Allo stesso modo, i luoghi del sapere devono necessariamente essere garanti di un percorso di prevenzione e formazione. Secondo i dati raccolti in data 23 maggio da un questionario sottoposto alla comunità studentesca ad opera di “Chiedimi Come Sto”, il 90% di noi vorrebbe un supporto psicologico a scuola, che ad ora è poco conosciuto e valorizzato, se non totalmente assente. Le modalità con cui le nuove generazioni manifestano il proprio timore nel futuro sono diverse e spaziano dall’abuso di alcol (12%), ai disturbi alimentari (28%), fino alla carenza di sonno (64%). 

    Per quanto senza dubbio accentuati dal periodo pandemico, gran parte di queste percentuali risalgono a molto prima e scaturiscono in particolar modo da problematiche legate al sistema scolastico ed educativo, che ad oggi continua a non essere neppure messo in discussione. La battuta d’arresto legata al covid, dunque, che avrebbe potuto svolgere come unica funzione positiva quella di rappresentare un momento di svolta e di sradicamento di queste problematiche, ha tradito anch’essa le nostre aspettative, rendendo solo confusionario e controproducente un processo affrettato di ritorno ad una normalità che ci sta stretta. A questo punto, è preoccupante, ma non sorprendente, l’aumento del tasso di abbandono scolastico e il rilevamento, tra il bacino di 30mila studenti raggiunti dal sondaggio, di un 26,4% di studenti volenterosi di lasciare gli studi e ormai incapaci di prestare la dovuta attenzione alle lezioni. 

    Il diffuso sentimento di sfiducia da parte degli adulti nei confronti della nostra generazione influenza inevitabilmente la percezione di noi stessi e contribuisce ad infondere disillusione e avvilimento. Se il 95% degli studenti concordano nel ritenere la solidarietà un valore superiore alla competitività, forse sarebbe il caso di rivedere in generale il nostro contesto sociale e di farlo in fretta. L’adolescenza, può confermarlo chiunque l’abbia vissuta o la stia vivendo, è per definizione un periodo di sviluppo e crescita che reca con sé numerosi interrogativi, dubbi e timori. Si tratta di un momento di scoperta e spesso ribellione e scontro. Eppure è preoccupante e da attenzionare il fatto che queste incertezze e paure possano essere alimentate maggiormente dal clima di insofferenza verso noi giovani, descritti come “sdraiati” ed infantili, quando in realtà siamo soltanto stufi ed arrabbiati

    Siamo perfettamente a conoscenza di trovarci all’interno di un contesto sociale che richiede un drastico intervento, all’interno di un ambiente scolastico che alimenta competizioni controproducenti e all’interno di una città che non ha nessun tipo di interesse nell’ascoltarci. Non siamo però soltanto pronti a lamentarci, abbiamo delle richieste e delle possibili soluzioni e per metterle in pratica è inestimabile che “gli adulti” siano disposti a mettersi all’ascolto senza minimizzare un malessere che, per quanto declinato in maniera diversa nel tempo, sicuramente hanno sperimentato loro stessi alla nostra età. Ora però i giovani siamo noi ed è davvero arrivato il momento di darci la possibilità di costruire il nostro futuro senza nessuno stigma e senza paura, o perlomeno senza nessuna paura che derivi dal contesto politico e territoriale in cui viviamo.

    Illustrazione di Edoardo Marconi