domenica, 28 Novembre, 2021
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    “Verona nera”. La mappa che traccia le aggressioni fasciste a Verona

    di Luigi Alessandro

    La mappa “Verona Nera” elaborata da Infospazio 161 e dal Centro Documentazione Bertani raccoglie una cartografia interattiva delle aggressioni fasciste, registrate da associazioni e collettivi, avvenute a Verona e provincia dal 1969 a oggi. Il progetto intreccia l’attività di movimento veronese sul lungo periodo con la necessità di costruire un archivio dei materiali che nel tempo si erano accumulati in diversi punti della città, per agire nel presente contro il fascismo.


    Ci raccontate che cos’è la mappa “Verona nera” e come ha preso forma?

    La mappa Verona Nera segnala le aggressioni di stampo fascista che sono avvenute a Verona e provincia dal 1969 a oggi. Abbiamo costruito questa mappa a partire da una serie di dossier che erano inizialmente fonti cartacee: la prima è il dossier scritto dal Cesar K. e il collettivo Porkospino. Il Cesar K. è stato un coordinamento di realtà di movimento nato agli inizi degli anni 2000, che includeva il Circolo Pink, il Collettivo Porkospino, lo spazio culturale anarchico Biblioteca Giovanni Domaschi, il Movimento nonviolento e altri gruppi, inoltre partecipavano figure accademiche e intellettuali. Il nome Cesar K. veniva da un senzatetto morto in piazza Isolo, di fianco al centro sociale Isola. Il dossier si intitola “Allarme son fascisti” ed è stato scritto per tracciare tutti gli episodi di aggressione e violenza fascista avvenuti dall’inizio degli anni ‘90 fino alla metà dell’anno 2000. Quindi appunto raccoglie tutti gli episodi, definisce quali sono i vari gruppi, spiega come questi hanno lavorato nella Curva per conquistarla, c’è la ricostruzione di come si sono sviluppati in quel periodo e delle connessioni tra estrema destra, destra istituzionale e integralismo cattolico. A seguito di questo dossier ne è uscito un altro, un aggiornamento, che si chiama “Veronesi tuti mati” sempre di Porkospino e Cesar K. Questo secondo dossier è più lungo e più focalizzato sui gruppi, parla molto di Tosi e si ferma al 2001. Negli anni trattati ne succedono di tutti i colori: cambia la guardia nella Curva, si affermano Forza Nuova, il movimento Skinhead e  anche il “movimento casual”, il modo di vestire, concepire lo stadio e anche la strada. E aumentano le aggressioni, soprattutto in centro, culminate con la morte di Tommasoli nel 2008. Dopo questo avvenimento abbiamo pensato di ricostruire sia l’assassinio Tommasoli che quello che è successo contestualmente, in questo ci hanno supportato quanti avevano vissuto i fatti. Poi abbiamo fondato il KAAV, Kollettivo Autonomo Antifascista Verona (che è durato pochi anni) e nel 2013 abbiamo scritto un nuovo dossier “A Verona tutta l’erba è uno (s)fascio”. Questo è molto simile agli altri due: va dal 2011 al 2013, c’è un capitolo esteso sul delitto Tommasoli, un’analisi dei gruppi neofascisti, dei personaggi di spicco, e un capitolo su Casa Pound che non esisteva nel 2001.

    Dunque tornando alla mappa: siamo partiti da questi tre dossier, li abbiamo integrati con quello del Circolo Pink sulle aggressioni omofobe e con un altro di “Verona In” di Giorgio Montolli, che parte dal 1969. Dopo aver verificato le fonti, abbiamo messo insieme e mappato tutte le informazioni. Dal 2013 a oggi non ci sono fonti cartacee di movimento, simili ai dossier, per cui ci siamo basati sulle pagine social e gli articoli di giornale. Chiaramente mancano molte cose. La mappa vuole essere un cantiere sempre aperto, quindi invitiamo tutti a inviarci segnalazioni, articoli, spunti di ricerca. Inoltre su ogni episodio possono esserci diversi articoli e ogni argomento può essere approfondito. 


    Qual è il ruolo della mappa “Verona nera” nel contrasto all’immaginario dell’estrema destra?

    La mappa fa riflettere, focalizza il problema. Si rischia un po’ la contraddizione del dare troppa visibilità a loro. Ma l’informazione è importante, perché cultura e saperi sono fondamentali in ogni percorso rivoluzionario. Quindi sapere cosa è successo e in quali luoghi è una questione con cui fare i conti. In Germania ad esempio c’è una cultura anti-nazista forte, questo perché la cultura in generale è molto diffusa; mentre in Italia i saperi sono poco diffusi, va molto di più la comunicazione istantanea ed emotiva, ad effetto, non basata su un sapere concreto. Penso quindi che mostrare quello che l’estrema destra ha fatto a Verona, come facciamo con la mappa, aiuti a incrementare spazi per ciò che è nuovo e diverso da loro. Bisogna procedere su due piani, in parallelo, da una parte il sapere e dall’altra l’alternativa. Le due cose devono essere connesse.

    In generale l’antifascismo e la costruzione di una società diversa sono sempre stati un fronte doppio: prima la liberazione dai fascisti e poi la costruzione di un’alternativa sociale, noi lo facciamo con “Fammi spazio” e con lo Sportello per i diritti.  Infatti la nostra iniziativa di promozione della cultura underground “Fammi spazio” è alternativa al “modello della Curva Sud”, ma lo è anche ad un modello sociale che crea dei canali mainstream capitalistici per tutte le culture artistiche. Queste espressioni, connesse con élite o amministrazioni capitalistiche, rientrando in uno schema mainstream e commerciale, non lasciano spazio a tipi di espressione artistica che non siano “di mercato”. In questo modo l’arte finisce per appiattirsi su ciò che porta profitto, e ciò che non crea profitto è escluso. Dare spazio a chi produce arte in cantina o in garage, a chi suona nelle salette occupate, a chi disegna sui muri e scappa dalla Polizia, per noi è fare Contro-potere, è fare Comunismo, cioè cambiare l’ordine delle cose presente. Lo Sportello per i diritti invece, non è semplicemente un’assistenza legale, deve far sentire uno spirito di comunità, è una cosa molto più umana che burocratica. Facciamo supporto, ma cerchiamo anche di sollevare vertenze che in questa città sappiamo essere scandalose: entriamo nelle contraddizioni dello scenario migrante della città, è un doppio livello. D’altro canto non cerchiamo uno scontro radicale ma la partecipazione di chi è coinvolto, che sceglie fino a dove portare la protesta, in modo consapevole.

    La mappa intreccia da un lato l’attività di movimento nel presente, e dall’altro l’esigenza di costruire un archivio di tutto il materiale di movimento accumulato negli anni, e che ora è raccolto presso Infospazio 161 e il Centro di Documentazione Bertani. Ci raccontate un po’ questa storia?

    Infospazio nasce nel settembre 2019 da un gruppo di persone provenienti da esperienze collettive più o meno vicine. Persone tra le quali esistevano delle connessioni politiche già dal 2008, quando ciascuno di noi ha iniziato a fare attivismo politico, e ci siamo resi conto che a Verona non c’erano collettivi giovanili di movimento, per questo abbiamo iniziato a farlo noi. Negli anni sono nate poi realtà politiche interessanti, come la rete “17 Dicembre” e alcune persone hanno deciso di intraprendere quel percorso. Per questo anche noi siamo cambiati e, in quel contesto, è nato il gruppo Suburban. Con il tempo ci siamo resi conto di un’altra necessità: un magazzino per le tante vecchie cose, dei collettivi del passato, sparse per case e cantine: c’era bisogno di un posto, una sorta di deposito. Lo abbiamo trovato e, dopo una settimana passata a riempirlo, si sono aperte prospettive di aggregazione, quindi abbiamo pensato di parlare con i “vecchi” dell’ex-centro sociale La Chimica, di comprare delle fotocopiatrici e di rendere lo spazio adeguato a raccogliere e salvare tutto il materiale di movimento che era sparso in giro, questa è stata l’idea iniziale che ha preso il nome di Infospazio 161.

    A partire da qui nasce l’idea di costruire un archivio, il Centro di Documentazione Bertani, perché il movimento veronese non ha “stabilità fisica”, tutti i percorsi di occupazione hanno avuto esito negativo e i materiali sono finiti nelle cantine e nei garage di chi li ha animati. Negli anni quindi si è accumulato moltissimo materiale (volantini, articoli di giornale), anche inventariato, su temi vari: i diritti delle persone rom, Genova 2001, i migranti, le aggressioni fasciste, i legami tra esponenti politici ed estrema destra… Noi ci siamo posti il problema di come rendere questi materiali fruibili, con una struttura flessibile, in modo che si potessero utilizzare per delle ricostruzioni storiche, anche “a posteriori”. Dall’archivio è possibile cercare materiale, in modo facilmente accessibile, suddiviso per argomenti: diventa facile costruire comunicati stampa o articoli, ci sono molti temi specifici a disposizione. Ad esempio, basandoci sui vari dossier possiamo ricostruire quante volte siano state concesse le sale pubbliche a gruppi di estrema destra.

    Anche se serve lavoro, avere un archivio online è una vera potenza, a maggior ragione se  si considera che gli algoritmi dei motori di ricerca, o dei social network, rendono visibili le informazioni a qualunque utente, magari anche un giornalista da fuori città, rendendo fruibili delle linee tematiche in modo più semplice e veloce. Inoltre abbiamo il nostro blog sulla piattaforma noblogs.org, e sui fatti di attualità cerchiamo di costruire degli articoli che seguono delle linee tematiche, non solo cronologiche. 

    Illustrazione di Salvatore Liberti