martedì, 26 Ottobre, 2021
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    Ho visto anche dei sindaci felici

    di Oreste Veronesi

    Dopo l’esito delle elezioni amministrative del 3-4 ottobre, si apre ufficialmente la corsa verso la tornata elettorale della prossima primavera, che vedrà coinvolto anche il Comune di Verona. Ma nel dibattito cittadino non si distinguono ancora con chiarezza gli schieramenti e la maggioranza appare tutt’altro che compatta. A emergere sono il dissidio sempre più profondo tra le fila della coalizione del sindaco Sboarina e le idee poco chiare delle opposizioni.


    Saranno mesi difficili per Federico Sboarina, in corsa verso la competizione elettorale; non che questi anni siano stati semplici, ma lo scenario si apre a tempi interessanti. Interessanti nel senso della maledizione cinese: complessi, problematici da gestire. E infatti i grattacapi del sindaco sono tanti. 

    Deve esser stato quindi per senso di smarrimento che, a metà giugno, Federico si è iscritto a Fratelli d’Italia. È vero che le sue simpatie convergevano, nonostante il millantato civismo di provenienza, già nella direzione del partito di Giorgia madre-donna-cristiana ma lo scenario di una coalizione fragile e la prospettiva di una campagna elettorale difficile, devono averlo spinto a cercare un porto sicuro. E, in effetti, Fratelli d’Italia sembrava un approdo stabile e in continua crescita rispetto ad una Lega allo sbaraglio, tanto nei sondaggi che sul territorio: nell’autunno 2020 i consiglieri Thomas Laperna, Paolo Rossi e Roberto Simeoni hanno abbandonato il Carroccio per passare rispettivamente a Verona Domani e Battiti. Ma il passo del Sindaco non deve aver avverato le migliori attese, perché proprio quella Lega malaticcia ha rizzato il pelo come un gatto spaventato e pronto a difendersi. Un gatto che nei mesi precedenti si era sentito attaccato in più occasioni, preparandosi a reagire e aggredire. Ad esempio, non è stata gradita la revoca dell’assessore Edi Maria Neri nel novembre scorso – eletta con Verona Pulita, poi passata alla Lega – per il “venir meno del rapporto fiduciario”, e rapidamente rimpiazzata da Andrea Bassi di Verona Domani. E così è partita la controffensiva a cui ha partecipato nientemeno che il leader Matteo Salvini, che si è trovato a mettere in mostra tanto la debolezza del proprio partito quanto quella della destra cittadina. 


    Risuona così con forza il dissidio profondo tra Fratelli d’Italia e Lega: una partita iniziata a Verona ben prima che sul contesto nazionale,  su cui pesa fortemente l’avanzata del partito di Giorgia Meloni nel territorio. È cambiato molto dal quel 2017 quando i due partiti trovarono una sintesi e la Lega rinunciò al suo candidato, Paolo Tosato, in favore dell’attuale sindaco: oggi il rapporto sembra proprio ai ferri corti. Questo non solo per i richiami leghisti a Flavio Tosi, sicuramente un colpo bassissimo e doloroso impensabile fino a poco tempo fa; ma anche per questioni politiche di non poco conto come nel caso AGSM e Consorzio Zai. Nel primo caso infatti la Lega ha osteggiato la fusione con il colosso A2A, spinta invece dal sindaco, facendogli probabilmente perdere qualche punto sul piano extra scaligero. Nel round per le nomine del Consorzio Zai il partito di Salvini ha fatto pressione contro la rielezione di Matteo Gasparato, fallendo nel tentativo; viene però da chiedersi se il veto sia nato dalla scelta dell’ex PDL e fondatore di Verona Domani, di formare a febbraio di quest’anno un unico gruppo consiliare con la lista di Sboarina, Battiti. Sarà un caso? Crediamo di no, come probabilmente non è un caso il passaggio alla Lega di Alessandro Gennari, ex candidato sindaco per il Movimento 5 Stelle; o di Andrea Bacciga, inizialmente eletto con Battiti, mossa che ha permesso al consigliere di essere nominato presidente della commissione sicurezza e alla Lega di riportare a casa qualche simpatia neofascista.

    Insomma, l’inverno appare lungo e probabilmente ci riserverà nuovi colpi, mentre per ora la battaglia si gioca su un campo classico nella quotidianità politica cittadina. Come abbiamo segnalato alcuni mesi fa, Sboarina ha aperto la propria campagna elettorale a suon di comunicati para-polizieschi e sgomberi, additando persone senza fissa dimora, “negozi etnici” e giovani rumorosi come le cause di un presunto “degrado” cittadino, tentando di rilanciare sui temi della sicurezza e del decoro. Ma l’operazione non è semplice, nonostante al sindaco piaccia farsi fotografare nei luoghi in cui avvengono gli sgomberi e controlli: Flavio Tosi, e Matteo Salvini – non nuovi della strategia -, hanno replicato accusando il Sindaco di inefficienza proprio su questo piano. Intervenuto a luglio per un incontro elettorale a San Giovanni Lupatoto, il segretario del Carroccio ha tuonato palesemente contro l’amministrazione. “Noi lavoriamo per le città” – ha detto Salvini – “ci sono alcuni temi su cui i cittadini ci chiedono di lavorare ancora di più, come il tema della sicurezza, che mi sembra trascurato, e temi come il decoro e la pulizia della città dove occorre fare di più”. Arma a doppio taglio e campo di contesa tra i competitors per la leadership, il tema della sicurezza cittadina e della riqualificazione rimarrà in agenda, con vantaggi per la speculazione edilizia e con ricadute sui soliti bersagli: persone povere e non omologate, con la colpa di vivere ai margini di una città che non li desidera e li vuole cacciare. 


    Ma mentre i litigi in casa di Federico Sboarina rendono sempre meno solida un’amministrazione che non è mai sembrata coesa, le opposizioni non sembrano vivere una situazione migliore. La debolezza della destra cittadina sembra essere l’unico collante a unire le diverse forze esterne alla maggioranza, in particolare Partito Democratico, Traguardi, Verona e Sinistra in Comune. Da mesi si parla di una grande coalizione con candidato sindaco Damiano Tommasi, il quale, tuttavia, non ha ancora sciolto le riserve. L’eventuale candidatura accontenterebbe tutti, anche in forza di un sondaggio commissionato da Sinistra Italiana Verona, secondo cui questa mossa potrebbe proiettare la coalizione direttamente al ballottaggio. Ma sulla leadership la confusione regna padrona tant’è che il riserbo di Tommasi permane, e il consigliere del PD Federico Benini non esclude la possibilità di un altro nome o, qualora non emergesse, del ricorso alle primarie per far scegliere alla base il candidato. 

    I nodi si dovranno sciogliere entro breve, ma il tempo che avrebbe concesso un vantaggio competitivo è già stato sprecato. L’unica organizzazione partita davvero in anticipo è stata Traguardi, che da mesi ha avviato la campagna elettorale a suon di comunicazione social e incontri pubblici. Una mossa intelligente, forse obbligata, per un gruppo relativamente giovane nel panorama veronese. Ma una mossa che serve anche in prospettiva di una coalizione, in cui non basteranno le buone volontà a bilanciare i rapporti di forza tra i diversi gruppi. 

    Quali saranno i programmi di questa coalizione non è dato sapere e forse è meglio così. Perché l’opposizione ad un avversario comune cementa le relazioni, mentre una discussione orizzontale e un confronto nel merito dei temi politici, come la sicurezza, le speculazioni edilizie, il consumo di suolo, il trasporto pubblico e le politiche sociali, potrebbero finire per sciogliere i legami come neve al sole.